29/01/2026
Il punto di Pompeo Mannone dell’ultimo numero di "Ultimissime da Via Po, 19"
Operare
per il futuro cum grano salis
Nel nostro Paese la spesa
previdenziale è in equilibrio mentre quella assistenziale cresce in modo
significativo. Ciò, si evince dal recente rapporto di Itinerari previdenziali
su previdenza e assistenza.
Dai dati del
rapporto si enuclea che 7,1 milioni di pensionati, circa il 40% del totale,
sono assistiti in quanto titolari di assegni sociali, pensioni di invalidità
civile, indennità di accompagnamento, maggiorazioni sociali e importi
aggiuntivi.
Il rapporto tra
attivi e pensionati, grazie all'aumento dell'occupazione, è pari all’1,4758
lavoratori per ogni pensionato, un dato in miglioramento e che consente
l’equilibrio del sistema.
Dato però, che
il Paese invecchia ed aumenterà nel tempo il numero dei pensionamenti nonostante
i blocchi della flessibilità in uscita dal lavoro operati dal Governo, occorre
continuare a garantire la tenuta del sistema previdenziale tramite più
occupazione e con una riforma partecipata e governata del sistema
previdenziale, con visione di lunga gittata e senza scorciatoie politiche
populiste spesso annunciate nel mese di agosto di ogni anno.
È necessario,
come rivendichiamo da tempo, che si divida la spesa della previdenza
da quella dell’assistenza per avere più contezza e chiarezza della situazione
e poter effettuare valutazioni mirate sulle ingenti spese in gioco.
Sempre dal rapporto sopra indicato si evince che nel 2024 l'Italia ha
complessivamente destinato alla protezione sociale, pensioni, sanità,
assistenza, sostegno ai redditi e welfare enti locali, 627,933 miliardi di
euro, con un incremento dell'8% rispetto all'anno precedente. La spesa per
l'assistenza (povertà, assegni sociali, maggiorazioni al minimo ecc.) ha
raggiunto gli 180,554 miliardi con un aumento del 9,8% sull'anno precedente.
Il sistema
previdenziale è sostanzialmente in equilibrio e a mio giudizio può sostenere la
perequazione delle pensioni all’inflazione ogni anno.
Indubbiamente
però la stabilità futura dipenderà dalla capacità di fronteggiare la più grande
transizione demografica di tutti i tempi.
E dunque occorre
tenere sotto controllo sia l'età pensionabile che l'eccessiva commistione tra
previdenza e assistenza.
Tale situazione
confermare la tesi della FNP Cisl, quella cioè, che la materia pensioni
non può essere ridotta a facili slogan, ma necessita di una riflessione
profonda, articolata ed organica.
La Federazione dei pensionati insieme alla Cisl ribadiscono l'esigenza
di riaprire il confronto con il Governo sulle pensioni rinviato da
troppo tempo, finalizzato a dare maggiore flessibilità al sistema e rafforzare
la previdenza con particolare riguardo alle donne, ai giovani e alla
capacità di tenuta del potere di acquisto dei trattamenti in essere.