28/09/2026
In Italia vivono oggi oltre 1,43 milioni di persone affette da demenza, con proiezioni che prevedono un incremento fino a circa 2,2 milioni entro il 2050. Questi sono i dati contenuti nel Rapporto Mondiale 2026 di ADI - Alzheimer’s Disease International, presentato da Alzheimer Italia in occasione della XXXIII Giornata Mondiale dell’Alzheimer.
La ricerca scientifica sulle demenze è in continuo sviluppo: a livello globale si contano oltre 192 studi clinici attivi centrati sulla valutazione di 158 possibili opzioni terapeutiche, otto delle quali si trovano già in fase avanzata con risultati attesi entro quest’anno. Per la prima volta, alcune cure hanno dimostrato di riuscire a rallentare l’avanzamento della patologia. Ma il Rapporto evidenzia un serio ostacolo: i progressi rischiano di ridursi a causa della difficoltà di reperire volontari. Per continuare a far fronte alle ricerche in corso occorrerebbero circa 55.000 partecipanti ma per reperirli bisogna fare una preselezione di almeno 350.000 persone.
Il Rapporto affronta anche l’argomento centrale della diagnosi precoce. La campagna informativa di prevenzione sottolinea dieci sintomi spia fondamentali: perdita di memoria, difficoltà nello svolgere attività abituali, problemi di linguaggio, disorientamento nello spazio e nel tempo, giudizio ridotto o scarso, difficoltà a tenere traccia delle cose, posizionamento di oggetti in luoghi sbagliati, cambiamenti dell’umore e del comportamento, difficoltà nella comprensione di informazioni visive e spaziali, e ritiro dal lavoro o dalle relazioni sociali. Sebbene non esista ancora una cura definitiva è stato stimato che fino al 45% dei casi di demenza potrebbe essere ritardato o evitato agendo tempestivamente sui fattori di rischio modificabili.
Nel 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha aggiornato le Linee guida per la riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza. Tra gli stili di vita consigliati ci sono la partecipazione ad attività cognitive, fisiche e sociali, l’astensione dal fumo, la riduzione del consumo di alcol e una dieta equilibrata, mentre sono sconsigliati gli integratori alimentari a scopo preventivo. L'OMS raccomanda inoltre il controllo di obesità, diabete, ipertensione, colesterolo e perdita dell'udito, sconsigliando la terapia ormonale in menopausa per ridurre il rischio. A livello generale si invita a limitare l'inquinamento atmosferico, anche domestico. Queste direttive sono concepite per guidare singoli, professionisti sanitari, istituzioni e decisori politici nell'integrazione della prevenzione nei programmi di salute pubblica.
È importante essere chiari e parlare di riduzione del rischio e non di prevenzione garantita: adottare stili di vita salutari può contribuire a diminuire la probabilità di sviluppare una demenza, ma non dà certezze assolute.
Inoltre la riduzione del rischio non può essere affidata soltanto alle scelte individuali. Sono necessarie politiche pubbliche capaci di promuovere ambienti sani, aria pulita, spazi accessibili per il movimento e occasioni di socialità.
In vista della definizione del nuovo Piano nazionale demenze, durante un incontro al Ministero della Salute è stata sottolineata la necessità di assicurare finanziamenti stabili e continuativi, perché i bisogni legati alla demenza non possono essere affrontati con risorse temporanee o stanziamenti a termine.
In un Paese in cui gran parte dell’assistenza ricade ancora sui caregiver familiari, sostenere le famiglie rappresenta la condizione indispensabile per rendere efficaci tutti gli altri interventi. Nessun servizio, infatti, può funzionare pienamente se chi si prende cura quotidianamente della persona malata non riceve ascolto, aiuto concreto, orientamento continuitativi tempo.