25/06/2026
Il Punto di Pompeo Mannone dell’ultimo numero di "Ultimissime da Via Po, 19"
Trovato l’accordo su turni e compensi ne sarà garantita l’operatività?
Noi pensionati e fragili, quindi i maggiori utenti del servizio sanitario pubblico, ci aspettiamo che, le Case di comunità che dovranno aprire entro il mese corrente, siano operative. Le Case di comunità come gli Ospedali di comunità debbono servire a rispondere alle funzioni strategiche di medicina territoriale e dunque dare il servizio alla salute alle persone prima di accedere e, solo se necessario, ai pronto soccorso degli ospedali di livello superiore.
Ricordo a tale riguardo che le Case di Comunità rappresentano il pilastro della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR e dal DM 77/22 e che ne abbiamo condiviso la linea progettuale perché portavano almeno sulla carta i servizi vicini alle persone sul territorio. Ma non debbono essere realizzate come meri contenitori di servizi solo fisici ma come luoghi in cui più professionisti in un lavoro di equipe possano prendere in carico il cittadino. La svolta infatti, sta nel superamento del modello di lavoro individuale e isolato quindi un salto culturale e professionale. È necessario data la complessità delle tante e diverse cronicità e fragilità sociali che la risposta sia corale e complessiva.
Per tali ragioni i professionisti sanitari, medici di base, pediatri, geriatri, assistenti sociali, infermieri debbono rispondere in modo complementare e completo ai bisogni di salute e sociale delle persone. Integrare il sociale ed il sanitario è una scelta ormai irrinunciabile per la presa in carico dei cittadini.
Nei prossimi giorni il Consiglio Regionale, in coerenza con questa di modello, dovrebbe approvare l’istituzione della figura del Direttore sociosanitario da noi sostenuta proprio per rendere più cogente l’integrazione intersettoriale. La difficoltà pratica è rendere i punti di accesso unici (PUA) progettati dalla norma in luoghi reali di presa in carico a tutto campo.
Per rendere il sistema funzionale occorrono i professionisti e dunque è vitale assumere il personale necessario, non è sufficiente spostare quello in servizio da una sede all’altra perché così non si garantiscono i servizi in nessuna delle varie strutture sanitarie.
L’aver trovato l’accordo con i medici di medicina generale per consentire loro di fornire delle prestazioni certe nelle case di comunità appare un passo in avanti rispetto alle difficoltà di approdo sinora registrate. Tuttavia temiamo che questo non basti per rispondere alle esigenze complessive del funzionamento dei servizi. La scommessa per cittadini tutti ed in particolare degli anziani è la strutturazione concreta e funzionale dell’accesso ai servizi territoriali.
Le Case di comunità dovrebbero assicurare infatti, assistenza primaria, infermieristica, specialistica di base e presa in carico dei pazienti cronici. Ci aspettiamo pertanto che oltre l’inaugurazione formale delle predette strutture si passi, con il personale necessario, oggi carente in tutte le figure professionali, a rendere operativa la medicina e l’assistenza territoriale di cui i cittadini hanno assoluto bisogno.