Piano Non Autosufficienza 2025-2027: Riforme e Sfide

Piano Non Autosufficienza 2025-2027: Riforme e Sfide

22/03/2026



Il nuovo Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 è il documento con cui lo Stato stabilisce come sostenere, nei prossimi tre anni, le persone che non sono in grado di vivere in autonomia a causa di disabilità o condizioni molto gravi. Si tratta di un intervento importante, che mette a disposizione circa tre miliardi di euro e che interessano tanti anziani e persone in condizioni di forte fragilità.

La novità più evidente è che il sistema viene diviso in due. Da una parte ci sono le persone con disabilità sotto i 70 anni, che continuano a rientrare in questo Piano; dall’altra ci sono gli anziani over 70, per i quali è previsto un programma separato, ancora in fase di definizione. Una scelta per rendere gli interventi più mirati, ma complica il sistema, perché i due ambiti dovranno comunque coordinarsi.

A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che sta cambiando anche il modo di stabilire chi è “non autosufficiente”. In futuro sarà l’INPS a gestire una nuova valutazione unica, ma questa novità verrà introdotta gradualmente fino al 2027. Nel frattempo, continueranno a esistere criteri diversi a seconda delle zone e delle fasi di applicazione, creando una situazione un disomogenea nel territorio nazionale.

Per quanto riguarda le risorse, il Piano prevede quasi un miliardo di euro all’anno. Fondi distribuiti alle Regioni principalmente in base al numero di persone anziane, ma anche considerando chi riceve l’indennità di accompagnamento e chi ha una disabilità grave certificata. Tuttavia, questo sistema di ripartizione non è ancora perfetto, perché non sempre riflette i bisogni reali dei territori: alcune aree potrebbero avere più necessità di altre, ma non ricevere risorse proporzionate.

Una delle novità più rilevanti riguarda l’ISEE: le soglie per accedere ai servizi vengono alzate: si arriva ad almeno 50.000 euro, e fino a 65.000 euro per i minori con disabilità grave. È una scelta importante, perché riconosce che anche famiglie con redditi medi possono trovarsi in difficoltà quando devono sostenere costi assistenziali molto elevati.

Il Piano punta anche a rafforzare l’autonomia delle persone con disabilità. Si parla di veri e propri “progetti di vita”, in cui la persona può avere un ruolo attivo, scegliere come organizzare la propria assistenza e, in alcuni casi, gestire direttamente le risorse economiche a disposizione. È un cambiamento culturale significativo, che mette al centro l’autodeterminazione.

Restano comunque centrali gli interventi più tradizionali, come l’assistenza personale, il supporto per vivere in autonomia, l’inclusione sociale e i servizi di trasporto o tecnologia. Metà delle risorse è previsto vengano destinate alle situazioni più gravi (come stati vegetativi, SLA o forme avanzate di demenza), riconoscendo la priorità di questi casi.

Non mancano però i problemi. Uno dei principali riguarda il personale: il Piano prevede fondi per assumere operatori sociali, ma molti enti locali non possono farlo a causa dei limiti alle assunzioni. Questo crea un paradosso: ci sono i soldi, ma non è possibile usarli davvero, e questo rischia di bloccare anche i finanziamenti futuri.

Inoltre, per ottenere le risorse ogni anno, le Regioni devono dimostrare di aver utilizzato il 75% di quelle ricevute in precedenza. Se non riescono a farlo rischiano di perdere i fondi successivi.

Il Piano presenta anche alcune criticità strutturali. Gli obiettivi non sono sempre definiti in modo preciso e misurabile, la distribuzione delle risorse non è ancora perfettamente legata ai bisogni reali e manca un pieno coordinamento con gli altri strumenti di welfare. Tutto questo è in parte giustificato dal fatto che il sistema è in fase di transizione, ma rende comunque difficile valutare l’efficacia degli interventi.

In sostanza, il Piano 2025-2027 può rappresentare un passo avanti, soprattutto per l’ampliamento dell’accesso ai servizi e per l’attenzione all’autonomia delle persone, ma allo stesso tempo mette in evidenza quanto il sistema sia ancora in evoluzione: molte delle innovazioni entreranno davvero a regime solo nei prossimi anni, con l’obiettivo di arrivare a un assetto più stabile e coerente a partire dal 2027.