21/03/2026
La Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha concluso lo
scorso 16 Marzo a Roma un’importante iniziativa confederale dedicata al VII
Rapporto OCSEL, un’analisi approfondita su oltre 4.300 accordi collettivi
stipulati tra il 2021 e il 2024. Lo studio – presentato presso l’Auditorium di
Via Rieti e realizzato dal Dipartimento mercato del lavoro della Cisl –
evidenzia come la contrattazione decentrata sia diventata uno strumento
essenziale per gestire le trasformazioni del lavoro, dalla pandemia alle sfide
attuali, favorendo innovazione, partecipazione e qualità occupazionale.
L’evento si è aperto
con l’introduzione di Mattia Pirulli, segretario confederale, e la relazione di
Gianluca Bianco del Dipartimento Contrattazione. Sono intervenuti esperti di
rilievo: Michele Tiraboschi, ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di
Modena e Reggio Emilia; Tommaso Nannicini, ordinario di Economia Politica
all’Istituto Universitario Europeo e Bocconi; e Marina Calderone, Ministro del
Lavoro e delle Politiche sociali. Fumarola ha chiuso i lavori, delineando una
visione chiara per il futuro delle relazioni industriali.
«Questo Rapporto ci
offre una fotografia nitida: la contrattazione decentrata è la leva principale
per governare i cambiamenti e sostenere la crescita nazionale», ha esordito la nostra
Segretaria generale. Durante la pandemia, gli accordi hanno affrontato
emergenze e crisi con flessibilità. Oggi, in un contesto nuovo, essa promuove
innovazione organizzativa, coinvolgimento dei lavoratori e migliori condizioni
di lavoro. Fumarola ha criticato l’idea di un salario minimo legale come
soluzione unica: «In Italia, dove la contrattazione collettiva copre il 96% dei
lavoratori con retribuzioni superiori alle proposte in discussione, imporlo per
legge rischierebbe di abbassare i salari medi, spingendo imprese a deflazionare
gli accordi e a fermarsi al minimo».
Tale misura, ha
proseguito, non affronterebbe le vere anomalie del lavoro povero: contratti
pirata, false partite IVA, part-time involontari e tirocini abusivi. Invece di
leggi calate dall’alto che irrigidiscono la rappresentanza, serve potenziare la
contrattazione di qualità. La Cisl propone di valorizzare, tramite l’archivio
CNEL, le organizzazioni più rappresentative e dare forza normativa a intese
aggiornate sulla rappresentatività. Non un recepimento rigido, ma un sostegno
che conferisca valore legale agli accordi pattizi, come avvenuto con i DPCM
anti-Covid per la sicurezza sul lavoro.
Per Fumarola, la
contrattazione non è solo tecnica, ma fonte di innovazione sociale: accelera la
coesione e lo sviluppo, legando produttività, welfare e salari nei livelli
decentrati – aziendale, territoriale, di filiera. Qui si realizza uno scambio
concreto tra imprese e lavoratori, con intese “sartoriali” adatte a bisogni
locali e specifici. La Cisl reclama un diritto universale alla contrattazione
integrativa di produttività, non limitato a grandi aziende o zone forti, ma
esteso a piccole imprese, distretti e territori fragili.
Un passo storico è la
legge 76/2025 sulla partecipazione dei lavoratori, frutto di un’iniziativa
popolare Cisl, approvata in Senato e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Il
Rapporto OCSEL conferma: più contrattazione significa migliore qualità del
lavoro; più partecipazione, maggiore competitività aziendale; relazioni
industriali efficaci trainano il Paese. Fumarola ha invocato un patto sociale
tra Governo, parti sociali e imprese, centrato sulla persona e sul valore del
lavoro. «Nei luoghi di lavoro si forgia il futuro dell’Italia», ha concluso,
ribadendo la centralità multilivello di nazionale, territoriale e aziendale per
veri patti di sviluppo locale.
Elaborato
da fonte: cisl.it