26/03/2026
Il Punto di Pompeo Mannone nell'ultimo numero di Ultimissime da Via Po 19
I medici di famiglia chi l’ha visti?
Le nuove case di comunità si divideranno in case hub,
più grandi e aperte h24, e case spoke, più piccole e periferiche. Nel Lazio ogni settimana si inaugurano
numerose case di comunità ma non tutte sono completamente operative nei vari
servizi da assicurare ai cittadini.
Queste strutture sono state pensate per offrire assistenza sanitaria di
prossimità, riducendo così il numero delle ospedalizzazioni non urgenti. Al
loro interno dovrebbero operare medici di medicina generale, pediatri,
specialisti ambulatoriali, infermieri e assistenti sociali.
Tra i servizi previsti da standard in forma obbligatoria per entrambe
figurano: i servizi di cure primarie, erogati da equipe multiprofessionali (con
medici di medicina generale, pediatri di libera scelta); un punto unico di
accesso; un servizio di assistenza domiciliare; servizi di specialistica
ambulatoriale per le patologie a elevata prevalenza.
Nelle case di comunità hub la presenza dei medici dovrà essere
garantita 24 ore su 24 e sette giorni su sette, mentre negli spoke è prevista
sei giorni su sette per 12 ore. Per quanto riguarda invece gli infermieri,
negli hub dovranno essere presenti tutti i giorni per 12 ore (ma è raccomandata
la presenza h24), mentre negli spoke saranno operativi sempre per 12 ore al
giorno, ma sei giorni su sette.
La domanda che rivolgiamo all’Istituzione regionale anche a seguito
delle richieste dei nostri associati, è
con quale personale si renderanno effettivamente operative tali strutture?
È stato effettuato ed è pronto il lavoro di ricognizione per definire
il fabbisogno reale di queste strutture strategiche a cui noi annettiamo vitale
importanza per la salute delle persone? Quale programmazione?
Nel Lazio risulta che manchino in organico circa 358 medici di medicina
generale e le assunzioni in programma non saranno in grado di compensare i
pensionamenti. Il dato poi previsto del massimale di 1500 assistiti per ogni
medico di medicina generale è ormai anacronistico anche in considerazione di un
contesto demografico con un’alta percentuale di anziani con malattie croniche.
Una situazione tale in cui i cittadini faticano a trovare un medico di
famiglia vicino a casa, malgrado ciò rappresenti il principale punto di accesso
ai servizi e alle prestazioni inclusi nei Livelli essenziali di assistenza, con
disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per gli anziani
e i pazienti più fragili.
Come si supplirà poi alla carenza di personale sanitario e di quello
socio-assistenziale?
Occorrono un impegno ed investimenti straordinari del Governo e delle
Regioni per assumere personale, rendere attrattiva e riordinare la professione
del medico di famiglia, snodo strategico della medicina territoriale e quindi
anche delle case di comunità. Non possiamo consentire che le Case di Comunità e
gli Ospedali di comunità diventino “cattedrali nel deserto”