26/10/2025
Il rapporto di Agenas
sulla qualità delle cure d’emergenza in Italia, relativo alle reti
tempo-dipendenti (RTD), mostra miglioramenti significativi, ma evidenzia ancora
profonde disparità tra le diverse regioni del Paese. Le reti tempo-dipendenti
sono modelli organizzativi del sistema sanitario progettati per garantire una
risposta rapida ed efficace a patologie per le quali l'esito clinico è
strettamente condizionato dalla rapidità degli interventi nelle prime ore di
insorgenza dei sintomi.
Nel complesso, il sistema
è più maturo rispetto a dieci anni fa, quando il modello delle reti
tempo-dipendenti è stato avviato. Tuttavia, le regioni meridionali continuano a
presentare molte difficoltà, principalmente legate alla carenza di personale e
alla frammentazione dei percorsi assistenziali.
In particolare, nel
settore cardiologico, il Nord e il Centro registrano ottimi risultati. La rete
cardiologica è più efficace nelle aree urbane del Nord e del Centro, mentre
nelle zone interne e in alcune regioni del Sud, come Abruzzo, Calabria, Molise
e Sicilia, si evidenziano tempi di trasporto elevati e una scarsissima
disponibilità di centri di emodinamica. La regione più virtuosa in questo
ambito è la Campania, insieme a Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche e Valle
d’Aosta, dove il modello “Hub & Spoke” permette un collegamento efficiente
tra ospedali specialistici e strutture periferiche, garantendo tempi di
intervento che rispettano gli standard europei. Al contrario, nelle aree del
Sud, l’efficacia degli interventi è ancora insufficiente, influenzando
negativamente le mortalità.
Anche la rete ictus,
con il suo andamento più evoluto, mostra ancora forti disuguaglianze regionali.
Tra le regioni più avanzate spiccano Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia
Giulia, Lazio e Marche, dove si utilizzano protocolli uniformi e la
telemedicina è più diffusa. Tuttavia, altre regioni come Sardegna, Molise e
Sicilia presentano reti incomplete, con carenza di neurologi disponibili 24 ore
su 24 e percorsi di accesso alla trombolisi e trombectomia poco omogenei. La
presenza di una collaborazione più stretta tra ospedale e territorio è ancora
una criticità diffusa.
Per quanto riguarda
la rete trauma, i risultati dipendono dalla qualificazione dei centri di
riferimento. Regioni come Campania, Marche e Friuli Venezia Giulia si
posizionano tra le più avanzate grazie a centri trauma altamente specializzati
ben integrati nel sistema di emergenza 118. Tuttavia, regioni come
Emilia-Romagna e Sardegna, insieme all’Abruzzo, mostrano difficoltà organizzative
e nella raccolta dei dati.
Sul fronte
dell’emergenza-urgenza, la rete EMUR rappresenta il cuore pulsante del sistema,
ma presenta variabilità negli esiti operativi. I principali problemi restano il
sovraffollamento dei pronto soccorso, la carenza di personale e la gestione
inefficace degli accessi, spesso aggravata dal fenomeno del permanere
prolungato in PS a causa della mancanza di posti letto. Agenas raccomanda di
limitare i ricoveri da pronto soccorso al 30% per migliorare l’efficienza del
sistema.
Il rapporto sottolinea inoltre
l’importanza di un lavoro continuo di armonizzazione tra le regioni, puntando
su programmazione condivisa, formazione multidisciplinare e digital health, per
ridurre i divari esistenti. La Campania si distingue in particolare per il suo
modello di governance, tra le migliori in Italia, insieme a Liguria, Toscana e
Veneto, che presentano sistemi di pianificazione e monitoraggio molto efficaci.
Tuttavia, alcune regioni come Sardegna, Molise, Basilicata, Piemonte e Calabria
mostrano ancora debolezze nella gestione e nella formalizzazione dei sistemi di
emergenza.
In conclusione,
sebbene l’Italia delle reti tempo-dipendenti abbia fatto passi avanti, molto
resta da fare, specialmente nel Sud. Un impegno coordinato tra tutte le regioni,
sostenuto anche dall’azione di Agenas, è indispensabile per garantire un
livello di cura omogeneo, tempestivo ed efficace su tutto il territorio
nazionale.